Nacqui in un tempo non mio,
in un luogo spento.
Dimenticai il ”piacere” per ritrovarmi sommerso dalla “realtà”.
Cercai di adeguarmi, diventai grigio come loro…
Mi costrinsi a vivere, a sbarrare gli occhi, a dissolvere la mente.
Un mondo vuoto, un uomo stanco, è questa l’epoca del disordine.
Continuai a camminare, studiai la loro scienza o almeno tentai…
Meccanica, biologia,
scienze del fare e dell’analisi, ovvio, l’uomo ha oramai dimenticato l’irreale, la fede e l’inspiegabile…
Ricerca la causa per dominare l’effetto, costruisce macchine che lavorano per lui, che pensano per lui, dimentico di un tempo in cui la fede in un mistero creava monoliti.
La via era sempre più buia, si addentrava nella scura foresta del comune, dove alberi giovani prosperano e non hanno il tempo d’invecchiare perché subito sostituiti, muoiono velocemente, scompaiono, nessuna traccia rimane, perché anonima è stata la loro esistenza.
Allora e in quel luogo scorsi le porte.
Guidato dalla “sua voce” cercai la soglia.
Conobbi l’arte
e i ricordi inondarono la mia mente, riacquistai i colori donatimi dal “Dio”…
la mia vita cambiò…
non più comune; non più solo in mezzo alla folla.
Ora spiriti solitari come me mi accompagnano lungo il sentiero, condividono il loro sapere, ascoltano le mie conoscenze.
Ho ritrovato il mio popolo, la mia comunità, pochi individui, ma tutti unici.
Sono emarginato dai “comuni”, isolato, scomunicato,
dico con le mie opere, ma solo gli eletti comprendono.
Il sentiero è ancora lungo e poca strada io ho percorso.












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